CHI SONO

Sono malato di moto.
Mi piacciono tutte ma preferisco quelle che hanno sacrificato qualche orpello originale o la conformità alle norme del codice della strada sull'altare dell'edonismo per l'esaltazione dell'ego del loro possessore.
Moto mutilate? Non proprio.
Preferisco immaginarle, che Dio mi perdoni l'eresia, come le sculture che Michelangelo immaginava intrappolate nei blocchi di marmo. Moto liberate da quanto imposto dai diktat degli studi di marketing, dal politically correct, dalle normative ambientali, dalle regole imposte dai burocrati.
Moto scostumate, irriverenti, esibizioniste, visionarie ma vere vive e pulsanti.
E senza fare distinzioni tra custom, bobber, streetfighter, racer replica ecc. ho voluto creare uno spazio virtuale in cui incontrarsi, confrontarsi, scambiarsi opinioni e sul quale proporre le proprie creazioni.
Quache paludato bacchettone resterà inorridito ma ritengo che ogni prodotto dell'ingegno umano sia Cultura.
Inviatemi le foto delle vostre creature e un commento sull'iter mentale e operativo che ha condotto all'evento.
Da me l'ingresso è libero.

Qualcosa su cafè sport

lunedì 17 marzo 2014

"UCHME'" 50 GP by Ugo Passari

Ogni tanto faccio una capatina nelle officine delle persone che conosco, tutti appassionati di moto e qualcuno anche costruttore, elaboratore, pilota ecc
In altre parole geni della meccanica.
Tra questi Ugo Passari da Sora.
Tante le moto ammassate nella angusta officina.
Quelle utilizzate per le corse, tra cui una splendida Montesa 125 e una Ducati monocilindrica con cambio a sette marce (unica al mondo); quelle in via di ultimazione: una Moto 3 e una Honda 450 bicilindrica già utilizzata per le corse e ora in via di restauro, una sola era accuratamente coperta: un gioiellino da 50 cc.
Giallo, carenato e con la scritta “Uchmè” sul serbatoio.
Uchmè è il nome di battaglia di Ugo; lo chiamava così suo figlio da piccolissimo e gli è rimasto appiccicato addosso.
Indovina cos’è, mi fa Ugo.
Do una sbirciata dentro la carena: telaio a traliccio, raffreddamento a liquido, cilindro orizzontale; Kreidler? No!
Tomos, Bultaco, Morbidelli? No, no, no!
Vabbè, mi arrendo.
Oltretutto non so molto sui cinquantini; mi piacciono ma non fanno per me.
Un metro e ottantatre e novantadue chili sono incompatibili con questa cilindrata.
Mi racconta la storia della moto: << Sono partito da mezzo carter (ovviamente non ha voluto dirmi di che carter si tratta) e tutto il resto l’ho fatto io.  La principale differenza dagli altri cinquantini degli anni ’70, che avevano l’ammissione a disco rotante, questo ha l’ammissione lamellare nel carter e qualche altra particolarità che non ti dico>>.
Grazie, eh!
Poi mi spiega che le quote ciclistiche sono quelle del Kreidler ma tutto il resto è stato fatto da lui e dai suoi amici e pretende che questi siano citati e ringraziati.
Lo faccio con piacere, figurati.
Oltretutto qualcuno è un buon amico.
Telaio: Gianni Longo da Sora
Torniture: Stefano Coraggio da Sora
Saldature in alluminio carter: Salvatore Milano da Aversa (CE) già Campione Italiano classe 80 cc 1984 – 1986 – 1987
Smontata la carena posso osservare il motore, il telaio e la cura dell’assemblaggio.
A ricordo di un’epoca ormai passata, di un’epoca eroica e romantica quando le moto si facevano con l’ingegno e con quello che si aveva a disposizione restano i raccordi idraulici cromati delle tubazioni del liquido di raffreddamento e la leva del freno di un Ducati adattato comando della frizione.

Ah, nostalgia canaglia!
































Le foto della Uchmè in costruzione le ho "rubate" dal sito "50ini d'epoca"